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L’arte di Malcolm T. Liepke

Tra rapide emozioni e sensuali soggetti

Oggi vorrei presentarvi Malcolm T. Liepke, artista istintivo, che non nasconde la spontaneità illustrativa dei suoi tratti, e che non sminuisce il carattere dei suoi soggetti rafforzandoli e caricandoli di pura sensualità.

Scene ordinarie, gesti quotidiani, espressioni che tolgono il respiro, con un accentuato carattere che per tavolozza o per soggetti richiamano un mondo emerso dall’illustrazione.

Il suo è uno stile personale di tipo illustrativo (che si ama o si odia, ma non si può ignorare) che mi appassionò fin dall’inizio. Nel 2011, quando acquistai l’artbook Malcolm T. Liepke: A Retrospective, i tratti grezzi, le pennellate sature, mi portarono subito alla mente l’arte digitale pittorica di cui faccio parte e che più mi rappresenta; nello specifico sono riuscito a fare un confronto tra i suoi colori ad olio e il media digitale ArtRage, ingannando la mia vista e portandomi fuori strada… e ne è valsa veramente la pena…

…detto questo… torniamo a Malcolm 😉

Malcom nasce il 31 ottobre 1953, un pittore americano di Minneapolis, Minnesota che ha avuto la possibilità di studiare presso l’Art Center College of Design di Pasadena, in California. Uscito dall’Art Center College dopo 1 anno e mezzo si trasferisce a New York dove inizia un ciclo di studi personali attingendo ispirazione e tecnica da artisti come John Singer Sargent, Edgar Degas, Henri de Toulouse-Lautrec, Diego Velázquez, James McNeill Whistler ed Édouard Vuillard.

L’enfasi di Liepke si concentra soprattutto sulle opere figurative, dove per la maggioranza si tratta di soggetti “femminili”. I suoi dipinti e i suoi disegni si concentrano spesso su momenti intimi di piacere sensuale e introspezione.

Occasionalmente assume una modella per pose dal vivo, ma tende a fare affidamento sulle sue foto per risparmiare tempo e spese (e come dargli torto?). Si rivolge alla sua immaginazione per gli interni, spiegando: “Voglio essere libero di fare ciò che voglio”.

L’artista descrive le foto e gli schizzi come meri punti di partenza ai quali apportare modifiche per adattarli all’idea finale. Tuttavia, conserva i tratti distintivi dell’individuo nelle sue referenze, lasciando la propria identità. “Non puoi inventare le caratteristiche”, spiega, “perché le persone sembreranno prese come riferimento dai cartoni animati!”.

Il grande muro della composizione

Per trovare la sua ispirazione e comporre l’opera, Liepke guarda semplicemente le persone che lo circondano. Prende le foto o fa i disegni delle idee che lo colpiscono e le applica insieme su un grande muro nel suo studio. Di solito, l’artista combina diverse idee in un’unica composizione. “È troppo dispendioso in termini di tempo sfogliare un quaderno o creare uno storyboard, quindi analizzo il muro e comincio a combinare diverse idee”, afferma.

Da questo momento in poi, crea una miniatura in grafite per giocare con la composizione, spostando gli elementi attorno e sperimentando combinazioni diverse. Successivamente, fissa lo schizzo con i colori ad olio su tela, creando così un layout a spettro completo.

Le figure sono ruvide in questa fase, ma la sensazione generale in termini di colore e composizione è già viva. Per Liepke, questa è la fase più critica del processo. Una volta fissato un dipinto l’artista percepisce già quale sarà l’impatto visivo nel pubblico e se fallirà o meno nel suo intento.

L’arte di comunicare con poche informazioni

L’artista lavora liberamente, senza preconcetti, senza barriere di alcun tipo e mira a comunicare quante più informazioni possibili nel minor numero di step. “Imparare a modificare, a liberarsi, è un processo che dura tutta la vita”, dice l’artista, “all’inizio, è naturale tagliare tutto a morte, ma lentamente puoi imparare a dire di più con meno, così puoi assicurarti che ogni pennellata abbia un significato.”

“Le mie scelte di colore sono piuttosto istintive”, afferma Liepke. “Guardo il lavoro degli artisti che ammiro e cerco di imparare da loro.

Con il passare del tempo il lavoro di Liepke è maturato e la sua tavolozza si è spostata dai toni più scuri verso una selezione di colori più audaci e diversificati. Una spiegazione è semplicemente che si è trasferito in uno studio più luminoso, ma l’artista più di tutto voleva anche impedire a se stesso di apparire convenzionale, così di conseguenza a questa importante scelta ha deciso di modificare drasticamente la selezione dei colori.

Il suo processo pittorico, nonostante – o forse a causa – l’attenta pianificazione iniziale, consente all’istinto di dominare. “La cosa più importante della mia arte è aprire la mente al punto che l’arte esce fuori da sola. Non riesco a pensare alle pennellate. Se penso troppo coscientemente, il mio braccio si congela.”

Prima di dedicarsi alle belle arti a metà degli anni ’80 (passaggio che afferma lo abbia soddisfatto subito), Liepke lavora come illustratore per clienti come Forbes e Time: una carriera che, nonostante il successo, lo colpisce più volte deludendolo.

“Ho lasciato l’illustrazione perché ero stanco del compromesso, di essere un piolo quadrato in un buco rotondo. Sapevo che un dipinto era finito, ma l’art director avrebbe deciso sempre al mio posto su cosa era giusto o sbagliato. Era un rapporto troppo combattivo e sapevo per certo che stavo intraprendendo una professione sbagliata, che non mi rappresentava”.

Chiaramente, il passaggio alle belle arti ha soddisfatto subito Liepke su molti livelli. Si definisce emotivo e dice che la sua forza deriva dall’impatto emotivo che tira fuori dal lavoro.

Oggi le sue opere d’arte sono presenti nella meravigliosa collezione della Smithsonian Institution e del Brooklyn Museum; Opere ampiamente esposte e mostrate anche nella Pastel Society of America, nella American Watercolor Society, nella National Academy of Design e nel National Arts Club.

Attualmente l’artista è rappresentato dalla Galleria d’Arte Contemporanea e Telluride di Fine Art di New York a Telluride, in Colorado.

L’arte di Malcolm T. Liepke

Articolo a cura di Stefano Fiore